Questo sito utilizza cookies tecnici per garantire le proprie funzionalità ed agevolare la navigazione agli utenti.
Per saperne di più vedi l'informativa estesa. Cliccando "OK" o navigando sul sito l'utente accetta detto utilizzo.

Cambiago

Il territorio

 

Il territorio

Il Comune di Cambiago ha un territorio vasto 7 km², pianeggiante, compreso fra il corso del fiume Adda e quello del torrente Molgora, a nord del canale Villoresi. Ha una frazione: Torrazza dei Mandelli, che dista 2,8 chilometri, e due cascine: Orombella (1,05 chilometri) e Roccca. Confina con i Comuni di Agrate Brianza, Basiano, Caponago, Cavenago di Brianza, Gessate, Masate, Pessano con Bornago.


Cambiago in pillole

Denominazione abitanti: cambiaghesi.
Santo Patrono: San Zenone.
Festa Patronale: ultima domenica di agosto.

Stemma Cambiago

 

Stemma

L’emblema del Comune di Cambiago deriva da uno stemma relativo alla “Comunità di Cambiago”, riprodotto a pagina 322 del Volume I dello Stemmario Cremosano e, con qualche lieve variante, dallo stemma dell’antica famiglia lombarda dei De Cambiago, riprodotto a pagina 94 dello Stemmario Trivulziano.

Nello stemma di Cambiago il fondo di rosso è caricato della cappa d’argento.

 

La storia

 

La Storia

Cambiago, come suggerisce lo stesso suffisso “ago” nel nome, ha un’origine celtica.

Circa nel 600 a.C. al di là delle Alpi viveva un re-pastore che si chiamava Ambigato: egli, alla ricerca di nuovi territori da sottomettere, ormai vecchio, riunì i suoi due nipoti, Belloveso e Segoveso, e li mandò in avanscoperta. Segoveso si diresse con una parte della propria popolazione verso la Germania, mentre Belloveso si avviò verso sud, in Italia. La fatica sopportata durante il viaggio fra le montagne fu ripagata dall’arrivo in pianura Padana: i celti si stabilirono fra il centro, dove nacque Milano, e la periferia, cioè la Martesana. La storia narra che il territorio passò poi sotto il controllo di Giulio Cesare, quindi degli stranieri: spagnoli, francesi e austriaci.

Il nome Cambiago fa la sua comparsa ufficiale in un documento del maggio 975: il notaio Lanfranco redige una permuta di beni rogata in Milano e offre una parziale descrizione del territorio cambiaghese. Oggetto dell’atto notarile era un complesso di beni fra cui 53 pertiche di terreno (fra campi, vigne e un sedime) nel vico ed fundo Cambiaco. Cambiago nell’anno mille, era dunque poco più di un piccolo aggregato di immobili: case e edifici di lavoro in legno o in muratura, fatti prevalentemente di ciottoli con il tetto in paglia, circondati da ampi campi coltivati. C’era probabilmente anche una chiesa cristiana, ubicata fuori dal centro abitato con accanto un cimitero, forse nei pressi dell’attuale via San Biagio, a cui era intitolata.

La seconda traccia di Cambiago nei documenti storici risale all’aprile del 984: Benedetto figlio del defunto Ariverto de vico Cambiaco, vendeva a Giselberga, figlia di Leone del vico di Corpello, un bene di sua proprietà situato a Cazano, l’attuale Cassano.

Il periodo compreso fra l’anno Mille e l’età comunale rappresenta per Cambiago, come per tutto l’Est Milanese, un momento di grande crescita economica e sociale: l’edificato si espande progressivamente, le infrastrutture locali iniziano a essere potenziate, sia pure con periodi di crisi e rallentamenti dovuti a conflitti ed eventi catastrofici, come le carestie.
Intanto, il diffondersi del Cristianesimo segna anche l’architettura cambiaghese: nel XII secolo sul territorio comunale esistevano due chiese: una dedicata a S. Biagio, l’altra ai Santi Angelo, Giacomo e Filippo, a testimonianza di quanto fosse profondamente radicata nel territorio e nella gente la fede religiosa. Oltre alle chiese, infatti, c’era anche una delle 13 Case delle suore Umiliate, esistenti nel 1298 in tutto il contado della Martesana.
Stando ai documenti esistenti, nel 1396 il Comune di Cambiago venne dato in concessione ai fratelli Mazzoni; meno di cent’anni dopo, il 9 gennaio 1475, il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza ne passò il controllo a Lucia Visconti Marliani. Si aprì quindi per Cambiago un periodo di benessere economico e prosperità: alcuni illustri cambiaghesi del XV secolo, come Francesco De Cambiago, referendario di Tortona, e il cancelliere ducale Giangiacomo De Cambiago, lasciarono la loro impronta nella storia. Il 15 novembre 1499 Luigi XII re di Francia, vittorioso su Ludovico il Moro e nuovo Signore di Milano, cede Cambiago ai Trivulzio.
Successivamente, il territorio passa sotto il controllo degli Sforza, degli Stampa, dei De Leyva e dei Rabbia, fino al giugno 1531, quando tornarono i Trivulzio, che mantennero il governo fino alla morte senza eredi del principe Antonio Teodoro Trivulzio, avvenuta il 15 gennaio 1659. Il 9 maggio 1697 il feudo di Cambiago Pieve di Gorgonzola veniva ceduto ufficialmente al marchese Carlo Allevi di Novara, a fronte di un pagamento di 3.719 lire imperiali, soldi 15 e denari 10.

La prima rappresentazione cartografica di Cambiago e Torrazza risale al 14 ottobre 1721: il geometra cesareo Carlo Maggiorlatti impiega 12 giorni per rilevare tutto il territorio: per Cambiago veniva computata un’estensione complessiva di 9.098 pertiche, mentre la piccola frazione di Torrazza ne misurava 1.400. I dati rilevati dal catasto teresiano del 1571, compilato dal cancelliere Domenico Radaelli di Ornago, parlano di 570 abitanti a Cambiago e 105 a Torrazza. 

In età napoleonica (1809) la municipalità di Cambiago viene soppressa: sarà ripristinata con una notificazione governativa il 24 gennaio 1816.

Da allora Cambiago è cresciuto, ha attraversato periodi di grande crisi, come la peste, e periodi di grande espansione economica: nei primi anni del Novecento erano attive sul territorio addirittura quattro fabbriche di tela: la tessitura Cereda e Mangiagalli (poi tessitura Mangiagalli); la tessitura Tresoldi; la tessitura Caprotti e Compagni e la tessitura Cereda. Tra il 1905 e il 1914 arrivano l’illuminazione pubblica con lanterne a petrolio, le scuole e il nuovo cimitero.


La Prima Guerra Mondiale (1915/1918) miete 46 vittime cambiaghesi a cui si aggiungono 7 dispersi. Nel corso del secondo conflitto mondiale, invece (1940/1945) si contano 23 caduti.



Curiosità

Curiosità

Scioppett de Pobbia” (Ovvero Schioppetti di Pioppo)
Il soprannome storico dei cambiaghesi, Scioppett de Pobbia, risale al 1848, quando a Milano si combattevano gli Austriaci durante le 5 Giornate.

Narra la leggenda che proprio nel corso delle insurrezioni, per evitare che gli Austriaci potessero tornare e abbattere il governo provvisorio che si era costituito nel capoluogo, in tutti i paesi attorno a Milano si formarono “eserciti” di sentinelle che avevano il compito di segnalare la presenza di persone sospette; il messaggio arrivava poi fino a Milano come in una sorta di “telefono senza fili”, di persona in persona.
Anche a Cambiago c’erano le sentinelle: una notte, videro “chiaramente” baluginare nel cielo degli schioppi.
Spaventate dall’idea che potessero essere gli austriaci di ritorno, lanciarono il segnale, che giunse, via tam tam, fino a Milano. 
Grande fu la mobilitazione in tutta la provincia: uomini, donne e anche bambini si erano adoperati affinché tutto fosse pronto per la battaglia.
Invece niente: gli odiati austriaci non arrivarono. L’allarme rientrò, e tutto tacque. Ma cos’era successo? Il mistero fu presto svelato: nei campi intorno a Cambiago c’erano acquitrini e paludi circondati da boschi di pioppi.
Furono proprio le foglie di questi alberi, mosse dalla leggera brezza e rispecchiate negli stagni dai raggi della luna, a creare i bagliori scambiati per schioppi.

 

Da allora “Scioppett de Pobbia” è rimasto il soprannome dei cambiaghesi.

Patrimonio Artistico

Patrimonio Artistico

La storia di Cambiago è sempre stata legata a doppio filo con quella delle grandi famiglie che vi abitarono, così come testimoniato ancora oggi dalla presenza di edifici che ne conservano il nome, come il Palazzo Cottini, in via Oberdan, e la Villa Perani che forma un unico complesso con Palazzo Lattuada.

Una caratteristica predominante di Cambiago sono i cortili delle cascine, tutti comunicanti fra loro attraverso un intricato reticolato.

 

Chiesa San Zenone
 
S.Zenone Cambiago

La chiesa parrocchiale, dedicata al patrono S. Zenone: con la facciata sull’omonima piazza e l’abside in piazza Marconi, risale agli inizi del 1900 (data di ultimazione: 1910), e fu realizzata su una chiesa più antica.

La facciata, restaurata in epoca recente, ha un maestoso aspetto rinascimentale, con mattoni a vista, mentre l’interno, con le sue tre navate, raccoglie alcuni lavori del pittore bergamasco Davide Beghé.

Da notare la vetrata con l’immagine stilizzata di Cristo che campeggia dietro il coro e l’organo datato 1848.

 Chiesetta a Torrazza

 

Chiesetta della Vergine Beata

Un altro edificio religioso degno di nota è la chiesetta della Beata Vergine del Rosario (un tempo Madonna della neve), nella frazione Torrazza dei Mandelli.

 

 

I cambiaghesi nella storia

 

Padre Ambriogio Fumagalli

 

 

Padre Ambrogio Fumagalli, monaco benedettino, fu anche pittore e scultore. Durante il suo percorso artistico entrò in contatto e rimase influenzato dai lavori di Giorgio Morandi e Carlo Carrà, riconoscibile principalmente nell’essenzialità rigorosa delle sue opere di norma ravvivate da un inaspettato e vivace cromatismo. Padre Ambrogio Fumagalli realizzò anche svariate vetrate artistiche, tra cui vale la pena citare quelle realizzate per la chiesa parrocchiale della Resurrezione di Milano, ma anche per la chiesa parrocchiale di San Zenone, proprio a Cambiago.

Opera Fumagalli

 

Altre opere degne di nota sono oggi conservate presso il Santuario di San Gabriele dell'Addolorata in Abruzzo e presso la chiesa di Santa Emerenziana a Roma. A Novate Milanese, invece, presso la Villa Venino, è custodita una collezione permanente di alcune delle sue opere.

 

Eden Fumagalli

Eden Fumagalli fu il padre del Gruppo Candy. 

Nato a Milano il 12 marzo 1891, e morto ad Acireale il 13 dicembre 1970, era figlio di un oste di Cambiago.
E proprio da lì nacque la sua fortuna: cominciò a lavorare all'età di 14 anni come apprendista meccanico mentre frequentava corsi serali di elettrotecnica.
Nel 1927 fondò  a Monza le OMEF, ovvero le Officine Meccaniche Eden Fumagalli, presso le quali vengono realizzate macchine utensili.

Nel 1940 gli operai erano circa 100, ma le difficoltà del secondo dopoguerra spinsero Eden Fumagalli a ridurre consistentemente l'organico e ad avviare produzioni alternative quali quelle di lavabiancherie. Nella sua officina, nel 1945, vide la luce la prima lavabiancheria interamente fabbricata in Italia, il modello Candy 50, che divenne poi il simbolo del boom economico in Italia.

 

 Ernesto Colnago

Ernesto Colnago è il fondatore dell'omonima azienda produttrice di biciclette, la Colnago appunto. 

Nato a Cambiago il 9 febbraio 1932, dopo una vita da ciclista, è oggi un imprenditore di successo.
Primogenito di una famiglia contadina, iniziò prestissimo a lavorare i campi, insieme al padre. A 12 anni, nel 1944, fu mandato  come apprendista nell'officina di Dante Fumagalli, dove maturò esperienza nel settore.

Nel 1946 iniziò la sua brillante carriera nel ciclismo, durante la quale collezionò 13 vittorie in altrettante corse.

Nel 1957 costruì la bicicletta che portò alla vittoria del Giro d'Italia Gastone Nencini. L'azienda che porta il suo nome ha festeggiato nel 2014 i 60 anni di attività.

 

Gallery

Cascina Rocca
Foto storica della piazza
La leva del 1944
Classe elementare degli anni Venti
Scolari all’asilo
La piazza dove c’era la cartoleria
Cascina Orombella
Vecchia Filanda
L’Asilo
Panorama storico

 

 

Redazione

Redatto da:

 

Dott.ssa Elisa Balconi. Giornalista, pubblicista e scrittrice.

 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Bibliografia

 

“La Lombardia paese per paese”, Firenze, Boneschi, 1984, vol. II, pagg. 123-124

“Cambiago e Torrazza dalle origini al XX secolo”, Vincenzo Sala, Comune di Cambiago 2011.

 

Internet , articoli vari.

 

www.comune.cambiago.mi.it

 

 


Distretto del commercio della Martesana       


 Unione Commercianti


 

Moqui - Beni e Servizi Informatici