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 Gessate

Il territorio

 

 

Il territorio

Gessate

 


Il Comune di Gessate è un territorio di 7,75 chilometri quadrati compreso fra il canale Villoresi a nord e il Naviglio a sud.

Ha una frazione: Villa Fornaci.

L’area più orientale rientra nei confini del Parco sovraccomunale del Rio Vallone. Confina con i Comuni di Bellinzago Lombardo, Cambiago, Masate, Gorgonzola, Inzago e Pessano con Bornago.

 

 


Gessate in pillole

Altitudine 144 m s.l.m.
Nome abitanti: gessatesi
Santo Patrono: San Mauro - 15 gennaio
Cascine e nuclei abitati: Cascina Bellana, Cascina Bonesana, Cascina Santa Maria, Cascina Trombettina, Cassinello

 

La storia

La Storia

Gessate compare per la prima volta nei documenti storici in una pergamena datata 15 marzo 848 con il nome di Glassiate: si trattava di un vicus, ovvero di un piccolo villaggio popolato da poche anime.
Si suppone, tuttavia, che esistesse già diversi secoli prima dell’età barbarica, probabilmente con un nome diverso.
Stando alle testimonianze esistenti, Gessate sopravvisse alla sanguinosa guerra greco-gotica (535-552) e alla successiva invasione longobarda, diventando punto di riferimento per un gruppo di guerrieri.
Tra l’anno 848 e il 985 esistono 16 pergamene che testimoniano l’esistenza di Gessate: si tratta perlopiù di atti di compravendita redatti in lingua tardo latina.
Tra il IX e il X secolo d.C. Gessate era popolata da due gruppi sociali distinti: i “possidenti”, di origine germanico-barbara in prevalenza longobarda, e i “contadini”.Ad essi si aggiunsero Alamanni e Franchi, che vivevano in paese già verso la metà dell’800.
Tra il X e il XIII secolo la popolazione era piuttosto elevata: basti pensare che c’erano addirittura quattro chiese ed un luogo fortificato, una sorta di castello situato su quella che oggi è via Roma.
Gli abitanti erano suddivisi in tre o quattro nuclei abitati, che corrispondono grossomodo all’attuale centro storico.

Forte e ben radicataera la presenza di enti religiosi come il monastero di S. Ambrogio, una casa di Umiliati e l'abbazia di Chiaravalle che garantirono al borgo lo sviluppo agricolo, economico e sociale.
La peste del 1524 colpì duramente tutta la Lombardia e l’est milanese: ad essa si aggiunsero saccheggi e scorribande dovuti al passaggio di truppe degli eserciti di Francia e Impero che si contendevano il dominio dell’Italia.
Nel 1541 erano registrati 55 abitanti: in trent’anni il numero si decuplicò.
L’incremento demografico, riconducibile all’aumento di terre coltivate, si strutturò intorno alle cascine Panè e Crosina, realizzate per sfruttare le risorse idriche derivanti alla costruzione della Roggia Crosina.
Fu in quel periodo che si assistette a una eccezionale immigrazione: gente proveniente dal Bresciano, dalla zona della Bergamasca, dal Mantovano e dal Veronese giunse a Gessate attirata dai vantaggi che le autorità assegnavano agli immigrati che avevano lo scopo di ripopolare lo Stato di Milano.

Nel 1570 sono state registrate 310 “anime da comunione” (termine in uso fino all’Ottocento per indicare chi aveva già ricevuto il Sacramento della Prima Comunione), il che autorizza a pensare che gli abitanti effettivi, compresi i bambini, fossero almeno 560.
La grave epidemia di peste che colpì Milano fra il 1576 e il 1577 fece diminuire vistosamente il numero degli abitanti, che nel 1579 erano circa 530. Nel 1626 vivevano a Gessate 775 persone: la gravissima epidemia di peste di manzoniana memoria decimò un terzo della popolazione.
Il superamento della crisi segnò una ripresa dello sviluppo demografico: nel 1688 furono registrate 913 persone, due terzi delle quali vivevano nel centro storico, mentre il restante terzo era distribuito tra le Fornaci o nelle cascine.

I cognomi dell’epoca erano prevalentemente Brambilla, Mapelli, Bertini, Leoni, Sala, Villa,Cremonesi, Ronchi, Crippa, Sancini, Biffi, Berteselli, Tresoldi, Fumagalli, Dossi e Bertelli.

Il Settecento rappresentò per Gessate un periodo di “stagnazione”: aumenta sensibilmente la mortalità e calano le nascite, il che porta la popolazione ad attestarsi intorno alle 900-1000 unità fino alla rivoluzione demografica del 1861: migliora l’igiene, nascono i primi vaccini, la vita media si allunga. 
Il primo censimento del Regno d’Italia del 1861 conta ben 2.221 persone.

Nel 1868 iniziano i lavori per realizzare il canale Villoresi: la realizzazione vera e propria va dal 1880 al 1892; a Gessate i lavori durarono un anno, tra il 1891 e il 1892.
L’obiettivo di questo nuovo canale era portare le acque del lago di Lugano nella pianura Padana, fino a confluire nel fiume Adda, nei pressi di Cassano.
I benefici di quest’opera arrecarono grande giovamento all’agricoltura gessatese: in pochi anni si passò dalla millenaria coltura della vite a un sistema di rotazione triennale, basato su cereali e prato, in particolar modo granoturco e frumento.

Il Novecento è il secolo dei grandi mutamenti sociali: la Prima Guerra Mondiale vede l’arruolamento di 780 gessatesi, 82 dei quali non faranno mai ritorno in paese, 22 rimasero invalidi o mutilati.
Nel 1917 l’esercito si stabilisce in paese, insediandosi nella chiesa vecchia, nella filanda Ronchetti e in alcuni locali del palazzo Lattuada.
A guerra finita, nel 1919, viene eletto il primo sindaco gessatese: Gioacchino Mauri.

Gli anni del Fascismo vedono la progressiva crisi dell’industria della seta. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, infine, muoiono 45 gessatesi.

Nel 1984 arriva in paese la linea verde della metropolitana: da allora Gessate ne è il capolinea.

Patrimonio Artistico

Patrimonio Artistico

Il patrimonio artistico di Gessate è particolarmente ricco.

Fra le ville di pregio vanno citate: Palazzo Casati, Villa Beccaria, Villa Ponzellini, Villa Sartirana, Villa Daccò, Palazzo Municipale, Asilo Stefano Lattuada e Villa Fuentes (che si trova il località Villa Fornaci).

Palazzo Casati e la villa Ponzellini appartengono al modello “a corte chiusa”, ovvero quelle ville costruite fra il 1500 e il 1700.
La Villa Fuentes appartiene alla tipologia barocca, risalente al 1700.
Mentre fra le costruzioni in stile neoclassico, tipiche del 1800, riconosciamo Villa Beccaria, villa Sartirana, Villa Daccò, Palazzo Municipale e Asilo Stefano Lattuada.

 

Palazzo Casati
 
Palazzo CasatiDi proprietà della famiglia Bonesana, la Villa Casati risale al 1500, quando era la dimora dei nobili milanesi Carcassola.
Nel 1618 passa a Carlo Bonesana, di professione mercante, che ne fece la villa di campagna della famiglia.

Del complesso di cui faceva parte, detto “Il palazzo”, oggi rimane solo la torre: nel 1953, infatti, fu avviata una importante ristrutturazione che stravolse completamente l’aspetto originario della struttura, eliminando gran parte dei ricchi elementi architettonici e chiudendo il portico a quattro colonne.
Si pensi che l’atrio al pianoterra, stando ai documenti storici, presentava pareti interamente affrescate, di cui oggi possiamo apprezzare solo i resti, a testimonianza di un fastoso passato.

Nella camera vicina al portico ancora oggi è invece possibile ammirare il camino originale in pietra, con lo stemma gentilizio.


Villa Beccaria LattuadaVilla Beccaria Lattuada

Dimora storica della famiglia Beccaria, discendente dei Bonesana, la Villa Beccaria Lattuada risale ai primi del 1800: a pianta rettangolare, ha una superficie di 400 metri quadrati.
Nel 1946, alla morte dell’ultimo discendente della famiglia Lattuada, è stata frazionata e venduta a più proprietari, che aggiunsero diversi corpi di fabbrica alterandone di molto l’originale aspetto monumentale.

L’interno è molto ricco: la scala interna presenta un motivo in ferro battuto finemente ricamato, mentre il soffitto del portale di accesso, suddiviso in quattro lunette, è interamente affrescato con motivi tipicamente ottocenteschi.
In giardino da notare la statua di Cesare Beccaria vestito da antico romano, che faceva parte dei decori del giardino.


Villa Ponzellini o Villa Cittadella

Passata di mano dalle famiglie Del Conte, Osnaghi e Ponzellini, Villa Ponzellini risale al 1600 e si presenta ancora oggi come una struttura a corte chiusa, e la casa padronale con la classica forma a T rovesciata, e la torre in centro, che sovrasta di due piani gli altri edifici.

La parte di fabbricato che vediamo oggi dietro alla torre è stata aggiunta alla struttura in epoca tardiva, probabilmente a metà del 1800.
In stile barocchetto teresiano, il cancello di ingresso presenta un’imponente cimasa in ferro battuto in alto, mentre in basso elementi in stile neoclassico, il che fa pensare che risalga al 1800.

I due piani dell’edificio hanno subito, nel corso del tempo,  parecchie rivisitazioni che ne hanno modificato l’aspetto e la struttura.
Originariamente, infatti, i pavimenti erano in cotto e i soffitti presentavano travi in legno; le scale di marmo interne conducono agli ambienti nobili dove c’era una cucina con il pozzo.
Nella sala grande si ritrova il pavimento lastricato alla veneziana e il bel soffitto a plafone con dipinto a cassettoni e il rosone in mezzo.


Villa Sartirana

Villa Sartirana
 

Appartenuta alle famiglie Maumary e Sartirana, l’omonima villa risale al 18esimo secolo e presenta una planimetria originale rispetto alla gran parte delle ville dell’epoca: la costruzione nobile è infatti posta come una quinta fra la corte, il parco e le due entrate e fa parte di un complesso costituito da più elementi.

Ad ovest della villa c’è un’antica filanda con ciminiera del 19esimo secolo.
A sud c’è invece l’ampio parco con elementi decorativi che ben si armonizzano con la ricca vegetazione esistente.

 

 

 

Gessate

Villa Daccò

 
Posta di fronte alla villa Sartirana, troviamo la Villa Daccò, con affaccio su via Badia, il principale asse viario che attraversa Gessate da nord a sud.

Risalente al 1835, la Villa serviva ai proprietari, i Daccò appunto, a contrastare la magnificenza di villa Beccaria. Attualmente la struttura appartiene al Comune di Gessate, e dal 1994, dopo importanti lavori di ripristino, è accessibile al pubblico.
Molti sono gli elementi artistici di pregio presenti nella villa, a partire dalla cancellata di ingresso, tipicamente in stile neoclassico, con la greca presente sia in alto sia in basso e le lance verticali.

Al di là del cancello si apre il grande parco (9.100 metri quadrati) con impianto all’inglese: le piante sono state posizionate nel rispetto delle diverse altezze e delle essenze arboree, al fine di realizzare un percorso di sicuro interesse, con percorsi pedonali, aree di sosta e spazi gioco per i più piccoli.

La villa ha una struttura a blocco ed è a due piani: al piano terra troviamo un rivestimento a conci orizzontali, mentre il primo piano è caratterizzato dalle finestre finemente incorniciate.
Al piano terreno ci sono dieci locali e cinque vani di servizi: all’ingresso vale la pena di notare il camino, di pregevole fattura pur nella sua semplicità, sul quale ritroviamo un orologio a pendolo tipo francesina della metà del 1800 con piedi a zampa di leone dorati e corpo in radica.
Il secondo locale è un salone d’onore in cui lo sguardo è rapito dal soffitto che, insieme alle pareti, è affrescato.
Sulla destra spicca l’ampio camino in marmo rosato con specchiera. Il pavimento, originario, è in cotto bicolore disposto a spina di pesce.

Il locale tre è oggi adibito a bar dove è visibile un pavimento a disegni geometrici realizzato con marmi differenti.
Nella quarta stanza spiccano gli affreschi del soffitto, il camino in pietra serena e il pavimento in graniglia veneziana con una cornice in mosaico.
Villa DaccòIl locale successivo, o sala del Camino, comunica direttamente con il salone d’onore: in esso domina il grande camino rivestito da piastrelle in ceramica, costituito da due colonne in pietra serena. Notevole anche il soffitto di legno a cassettoni.
Il locale numero sei è attualmente adibito a ristorazione. Attraverso un vano scala affrescato con ringhiera in ferro battuto si accede al piano ammezzato, frutto di rimaneggiamenti della struttura originaria, dedicato a locali ripostiglio.

Al piano primo troviamo invece altri dieci locali e sei vani servizio, originariamente destinati a camere da letto.
Il locale sette, che probabilmente era la camera padronale, è il più bello con i suoi medaglioni affrescati a soggetto romantico: angioletti, tempietti e fiori.

 

Palazzo Municipale

Storicamente appartenuto ai conti Masserati prima e alla famiglia Martelli poi, l’attuale sede del Municipio di Gessate è una splendida villa facente parte di un complesso, anticamente adibito a casa padronale.
La parte più vecchia, già segnata nel catasto di Carlo VI, a cavallo fra il 1600 e il 1700 probabilmente era adibita a dimora di villeggiatura.

Nel 1880 l’edificio, dopo importanti modifiche stilistiche che gli regalarono l’aspetto attuale, passò di proprietà al Comune di Gessate: nove anni più tardi fu interamente ristrutturato allo scopo di “riduzione della casa già Martelli in Gessate ad uso Palazzo Comunale e Scuole”.

Tale progetto reca la data dell’11 marzo 1899 e la firma del progettista ingegner Oreste Canale.
Tra il 1989 e il 1993 un’altra ristrutturazione amplia l’edificio e lo adatta alle esigenze di un municipio.

 

Asilo Infantile Stefano Lattuada

Un’altra splendida villa gessatese, realizzata nel 1870, è l’asilo Infantile Stefano Lattuada, che fu donato alla giunta municipale gessatese nel 1884 dagli eredi Lattuada che così intendevano onorare, in cambio di una rendita annuale perpetua di lire 725, la memoria del loro genitore Stefano.
Nel 1885 la donazione fu approvata e l’asilo diventa ente morale destinato ad accogliere bambini di ambo i sessi fra i tre e i sei anni.

L’edificio è a due piani a blocco rettangolare: le finestre e il portone d’ingresso sono incorniciati da un motivo realizzato in pietra grigio scuro, mentre i corpi laterali sono stati annessi alla struttura all’inizio del 1900.
Di rilievo la cancellata in stile neoclassico e il busto in marmo di Stefano Lattuada che si trova all’interno dell’edificio.

Villa Fornaci

Villa Fornaci, oggi frazione di Gessate, era un tempo autonoma, come testimonia la mappa catastale di Carlo VI, dove era registrata come un nucleo a parte.
Lo stesso vale per il catasto lombardo veneto del 1865, dove ancora una volta Villa Fornaci viene registrata in autonomia.
L’area prendeva il nome dalla massiccia presenza di forni per la cottura dei mattoni e per la produzione della calcina: la presenza, in epoca successiva, del Naviglio Martesana, facilitò il trasporto delle merci e aumentò l’importanza strategica di Villa Fornaci.

Qui sorgeva anche una villa di grande pregio: Villa Fuentes o Casa Salazar.
L’origine, sebbene sia piuttosto incerta, è databile intorno al primo Settecento: le caratteristiche architettoniche della struttura sono infatti tipiche dell’epoca.
La prima costruzione si ebbe per mano della famiglia Salazar, appartenente alla nobiltà spagnola e residente a Milano; nel 1740 la villa appartiene invece al nobile spagnolo Remigio Fuentes.

La struttura è a pianta rettangolare con annessi corpi laterali che sono stati realizzati in un’epoca successiva. I piani sono due tranne la parte centrale che presenta un piano in più. Sul retro, al piano superiore, c’era un bel loggiato.
Di originale all’interno della villa troviamo oggi solo il pozzo a filo del pavimento, il resto ha subito pesanti rimaneggiamenti che ne hanno stravolto l’aspetto originario.

Le Chiese

Fra le chiese gessatesi vale la pena di ammirarne due: la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Paolo, e la chiesa dell’Addolorata.

La Chiesa parrocchiale dedicata ai santi Pietro e Paolo

Chiesa SS Pietro e PaoloIl 29 giugno 1913 fu posata la prima pietra. La consacrazione della nuova Chiesa Parrocchiale risale al  1° maggio 1916. Il 29 giugno 1922 vengono inaugurati gli affreschi ai lati dell'altare, raffiguranti i SS. Pietro e Paolo, a cui la chiesa è intitolata, opera del pittore Rivolta.
L'inaugurazione della Cappella di S. Mauro e del nuovo organo è datata 15 gennaio 1929.
Lo stile è neoromanico a tre navate. Al suo interno sono custodite due tele di grande pregio artistico: nel transetto sinistro la Pentecoste di Antonio Campi (realizzata nel 1580), e nel transetto destro l’Incredulità di S. Tommaso di Bernardino Campi (del 1567).

Di notevole rilievo anche la statua della Madonna del Rosario col Bambino in legno dorato realizzata intorno al 1670 che si trova all’altare del transetto sinistro. Nella chiesa ci sono anche due organi molto belli, uno più antico posto sul retro della facciata centrale, e uno di più recente costruzione, posto sopra al presbiterio.
Quest’ultimo è un Balbiani Vegezzi-Bossi inaugurato nel 1967 con doppia tastiera e circa 1800 canne.

Chiesa dell'Addolorata

 

Chiesa dell’Addolorata

La chiesa dedicata alla Madonna Addolorata o anche chiesa dell' Oratorio San Giovanni Bosco risale probabilmente al decimo secolo. Nel 1916 fu abbandonata e riaperta dopo il 1968 nelle nuove vesti di luogo di preghiera destinato al vicino oratorio.
Lo stile di transizione, fra il barocco e il neoclassico. Di particolare pregio il campanile neoclassico eretto nel 1787.

 

 

 

I gessatesi nella storia

I gessatesi nella storia

Angelo Motta

 

 

Angelo Motta

Nato a Gessate l’8 settembre 1890, e morto a Milano nel 1957, Motta è il fondatore dell'azienda alimentare omonima, famosa, tra gli altri, per la “Coppa del Nonno”.
Di professione pasticcere, agli inizi del  XX secolo Angelo Motta si mise in proprio e nel 1919 aprì il suo primo forno, iniziando la produzione  con il panettone.

Nel 1948 inizia con la produzione industriale di gelati.

 

 

Claudio MartelliClaudio Martelli

Nato a Gessate il 24 settembre 1943, Claudio Martelli è un noto uomo politico italiano, giornalista e conduttore televisivo.

Esponente di spicco del Partito Socialista, viene eletto deputato nel 1979 nel collegio di Mantova e Cremona. Eurodeputato nel 1984, torna a Roma nel 1987.
Nel 1991 diviene anche ministro di Grazia e Giustizia. Travolto da Tangentopoli, nel 2005 entra nel mondo televisivo e conduce il programma televisivo “Claudio Martelli racconta” su Canale 5; dal 22 settembre 2005 fino al 27 aprile 2006 presenta “L'incudine” su Italia 1; nell'autunno 2006 “Flash Back”, su Canale 5. Sempre dal 2005 cura fino al 2008 un suo spazio editoriale: “Osservatorio”, sul settimanale Oggi.

Un anno dopo, torna in tv per spiegare la Costituzione Italiana.

 Romeo Bertini

Romeo Bertini

Nato a Gessate il 21 aprile 1893 e morto a Milano il 29 agosto 1973, è stato un atleta italiano, specializzato nella maratona.

Ha partecipato alle Olimpiadi di Parigi del 1924, vincendo la medaglia d'argento, e alle Olimpiadi di Amsterdam, ritirandosi prima dell'arrivo.

 

 

 

 

Gallery

Classe 1967 - Terza elementare
1959 - Prima benedizione dei motori all'oratorio
Gessate tra ieri ed oggi
1966 - Torneo all'oratorio
Classe 1955
Anni '60 - Sfilata in occasione Benedizione dei Motori
Inaugurazione dell'oratorio maschile

 

Redazione

Redatto da:

Dott.ssa Elisa Balconi. Giornalista, pubblicista e scrittrice.

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Bibliografia

Vanna Mazzei, Maria teresa Campora “Ville in Gessate”, Comune di Gessate 2002.

Felice Cremonesi, Walter Innocenti, Marco Mantegazza “Giubileo 2000 Immagini sacre a Gessate”, Comune di Gessate, 2000.
Internet , articoli vari.

www.comune.gessate.mi.it

 


Distretto del commercio della Martesana       


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